TELLUSFOLIO.IT: «Corrispondenze mediterranee Viaggio nel sale e nel vento» di Ilaria Guidantoni

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26/09/2015, ore 17:42

Ilaria Guidantoni

Corrispondenze mediterranee

Viaggio nel sale e nel vento

Oltre Edizioni, 2015, pp. 236, € 14,00

 

In questi racconti-in romanzo* è una francese di Lione, Eloïse, a portarci in giro per i paesi del magrῑb, che la giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni conosce molto bene, in quanto si occupa da tempo “dei temi legati alla cultura del Mediterraneo, soprattutto della sponda sud e del mondo arabo”. Ne sono conferma le sue pubblicazioni sulla Tunisia: I giorni del gelsomino, P&I ed. 2011; Tunisi, taxi di sola andata, No reply ed. 2012; Chiacchiere, datteri e thè. Tunisi, viaggio in una società che cambia, Albeggi ed. 2013. È del gennaio 2015 Il potere delle donne arabe, Mimesis ed.; del dicembre 2014 Marsiglia–Algeri, viaggio al chiaro di luna, Albeggi editore.

La Guidantoni torna indietro nella storia, ai tempi più lontani in cui ci si spostava verso sud con obiettivi di conquista: “Si narra -ne parla Polibio ad esempio- che Scipione l’Emiliano pianse sul braciere di Cartagine per la sorte del nemico, per la morte di una civiltà e per il presentimento che una fine analoga avrebbe potuto fare Roma”. Come se “ogni violenza nella storia possa produrre una reazione uguale e contraria, nutrita dalla vendetta e pertanto amplificata”.

C’è stato un tempo più recente in cui i barconi andavano da nord a sud nel Mediterraneo, tra l’800 e il ‘900, quando soprattutto dalla Sicilia partivano pescatori e viticoltori. Comunque ogni tipo di attività artigianale avrebbe trovato accoglienza e si sarebbe sviluppata in Tunisia, distante solo “una notte di mare”. Tunisi risulta essere un mosaico di popoli, luogo dove le culture si incontrano e convivono, città che ospitò molti Ebrei, tra cui particolarmente numerosi gli Ebrei livornesi, considerati economicamente forti, i gräna. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale a Tunisi c’erano cinquantamila francesi e centodiecimila italiani.

E furono gli immigrati italiani, in gran parte isolani, a costruire Casablanca. In Marocco, a Tangeri, nel 1914 si aprì una scuola italiana frequentata da cristiani, musulmani, israeliti. Del resto il magrῑb “è una regione del Mediterraneo”, dal Nord Africa viene il pensiero di Sant’Agostino, le opere di Camus, i quadri di Paul Klee che amò Tunisi e si lasciò ispirare dalla luce e dal colore del Sud, e quelli di Mose Levy, che ha scelto la Toscana per vivere, ma a cui Tunisi ha dato i natali.

Se la Guidantoni sottolinea l’importanza delle relazioni tra nord e sud del Mediterraneo, questo non significa per lei aver dimenticato i danni del colonialismo europeo, che ha snaturato la cultura dei paesi colonizzati, tanto che in Algeria, all’indomani della dichiarazione di Indipendenza del 1962, non c’erano più insegnanti di Arabo, ed hanno dovuto importarne “molti dal medioriente”. E chi l’ha vissuta racconta ad Eloïse la tragedia della guerra di indipendenza, con la resistenza interna e gli orrori di sangue e torture. Sta di fatto che, come conseguenza delle aggressioni venute dal mare, Algeri si è “chiusa le spalle al mare”. Rimane a testimonianza del passato coloniale, “in alto, sulla destra, Notre Dame d’Afrique, la cattedrale speculare a quella marsigliese” tanto da far temere a chi arriva in porto di aver sbagliato rotta; e la città europea in basso, che ha relegato in alto il labirinto della città araba. E rimangono elementi di cultura occidentale che ormai fanno parte del pensiero e del costume.

Nella piena consapevolezza dei difficili momenti che la costa sud del Mediterraneo sta vivendo, senza negare le responsabilità di carattere internazionale, con le emergenze e le trasformazioni che la vecchia Europa e il mondo devono imparare a gestire, si auspica comunque che il Mediterraneo torni ad essere elemento di unione e di crescita comune, “dove arte e impegno si incontrano, una testimonianza legata ad un luogo privilegiato della civiltà: lontano dalla rabbia scoppiata negli ultimi anni tra le due sponde di questo lago salato”. Perché “un braccio di mare può essere una barriera, che la storia in certi frangenti ha reso un muro di Berlino, ma se si ha il coraggio di abbatterlo, si capisce che le due terre tendono naturalmente a ricongiungersi”.

 

Marisa Cecchetti

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