'Una vita in secca' di Aljoša Curavić
di martedì 24 settembre 2019
La storia tra fiction e metamorfosi politiche un «colpo d’ala» per la letteratura
di Nelida Milani Kruljac

In prima pagina alcuni versi di T. S. Eliot tratti da Waste Land (“Quel cadavere che l’anno scorso hai piantato nel tuo Giardino,/ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest’anno?”), che il poeta canta attraverso la voce profetica di Tiresia, pongono al centro il corpo politico in estinzione, il processo di corruzione del corpo morto, come metafora di una città irreale, guasta, desertica, dove gli uomini si muovono come dannati e i cadaveri in giardino non germogliano più. La poesia non può più consolare né elevare là dove nulla è eroico e dove il mito s’è svuotato. Ma già fin dalla copertina intristita da un albero dai rami contorti e stecchiti, Una vita in secca, ultimo romanzo di Aljoša Curavić, non promette bene, lascia intuire una strada grama  [...]

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