Dal fallimento della parola nasce la parola che eternamente si ricrea. Dopo il discorso, erranza di significati, che sul versante della cosmologia è caos-cavos-iniziale, accade la magia-poesia-alchimia- come combinazione di elementi a rendere intelligente la materia, a ri-conoscerla, rinominarla, in un percorso infinito a-priori.
Così il piano dell'essenza si va a intersecare con il piano della conoscenza.
Quando sto per ascrivere a malvagità l'arroganza del silenzio, sciolgo in qualche lacrima questa tentazione di amarezza. Quando testardamente mi ostino a vedere un senso umano nelle cose, sorrido della mia stupidità.
Che cosa più umano di questo?
Ho avuto dubbi ieri sera sulla corretta grafia di una parola, trovando un certo compiacimento nel ritenermi ignorante per una sorta di convenienza che mi evita le conseguenze del planare oltre il segno.
Mentre esitavo tra la pagina del libro che stavo leggendo e il gesto solo pensato di aprire il vocabolario, ecco che da quel libro mi veniva incontro, luminosa su tutte le altre evidente, proprio quella parola.
Ho sorriso a lungo grata al caso per quel suo piccolo dono.
Sì, come dice Luzi, l'avverbio è la parte più umana del discorso, perchè non cerca definizioni nell' "essere", ma nel "quando" , nel "come" , nel "dove"... piano delle esistenze.