Donato Di Poce
L'ossimoro vivente

Donato Di Poce
L'ossimoro vivente

Pasolini è stato un ossimoro vivente e la sua più grande lezione è forse proprio questa: cercare la verità e la vita negli opposti, contemplare tutti i mondi, accogliere e accettare gli opposti. Infatti adorava Ungaretti e Sandro Penna ma apprezzava anche un certo Montale, scriveva poesie ma faceva film, adorava viaggiare ma anche starsene per giorni in un mutismo creativo, era marxista ma inseguiva la religione. In questi tempi di paura e di contraddizioni, di violenze e pandemia Pasolini ci avrebbe detto che l’Uomo è sia il virus contagioso che l’antidoto salvavita… L’errore e la cattiveria degli esegeti e recensori è stata quella di scambiare per “doppiezza” questa sua molteplicità espressiva, questo suo accogliere gli opposti, hanno scambiato per irriverenza alla realtà le sue critiche alla realtà violenta che vedeva e viveva sulla propria pelle. Donato Di Poce in questi suoi saggi, critici ma non privi di ammirazione per l’artista, contribuisce a sciogliere i nodi, talvolta troppo stretti, che hanno legato il poeta, lo scrittore, il regista, scambiando per eclettismo sperimentale la sua “disperata vitalità”.


Pasolini è stato un ossimoro vivente e la sua più grande lezione è forse proprio questa: cercare la verità e la vita negli opposti, contemplare tutti i mondi, accogliere e accettare gli opposti. Infatti adorava Ungaretti e Sandro Penna ma apprezzava anche un certo Montale, scriveva poesie ma faceva film, adorava viaggiare ma anche starsene per giorni in un mutismo creativo, era marxista ma inseguiva la religione. In questi tempi di paura e di contraddizioni, di violenze e pandemia Pasolini ci avrebbe detto che l’Uomo è sia il virus contagioso che l’antidoto salvavita… L’errore e la cattiveria degli esegeti e recensori è stata quella di scambiare per “doppiezza” questa sua molteplicità espressiva, questo suo accogliere gli opposti, hanno scambiato per irriverenza alla realtà le sue critiche alla realtà violenta che vedeva e viveva sulla propria pelle. Donato Di Poce in questi suoi saggi, critici ma non privi di ammirazione per l’artista, contribuisce a sciogliere i nodi, talvolta troppo stretti, che hanno legato il poeta, lo scrittore, il regista, scambiando per eclettismo sperimentale la sua “disperata vitalità”.


Ufficio Stampa Rassegna Stampa Foreign Rights
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Pubblicato il 05/10/2020 in distribuzione
Collana: LE BITTE
genere: Saggistica
tag: #libri #books #lettura #letteratura
ISBN 00000000000

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Collana: LE BITTE
Genere:
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